Intervista a Simona Ruffino

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Ciao Simona, parlaci un po’ di te..
Sono nata il 19 Giugno del 1983 in un piccolo paese della Puglia toccato dal mare. Ho una grande famiglia composta da quelli che mi hanno visto nascere e dalle persone che ho scelto (e mi hanno scelto) nel corso del tempo. Vengo considerata con notevole ironia un’ intellettuale, leggo molto, ascolto molta musica d’autore italiana, sono un po’ un orso, non amo la mondanità, mi piacciono le cose semplici. Ho un rapporto carnale con l’acqua, non a caso il mare è spesso presente nelle mie canzoni. Ho sogni semplici, gioco con le parole, mi piace aver confidenza con loro.

Quando hai sentito per la prima volta la necessità di scrivere?
Ho amato fin da subito la scrittura, ho imparato a parlare e a scrivere prima del previsto. Ma la necessità reale è nata all’inizio dell’adolescenza, come capita a molti in quel frangente di vita, solo che io l’ho fatto diventare una “questione di sopravvivenza”.

Che argomenti ti piace trattare nei tuoi testi?
Credo che non ci siano temi che mi piacciono più di altri. Le parole arrivano da sole, è un esigenza che parte da dentro e che poi si trascrive fuori, attraverso l’inchiostro. Poi, è ovvio, c’è sempre un’ ispirazione che nasce in maniera particolare, dalla bellezza che ogni giorno si presenta a me.

Oltre a scrivere testi hai mai pensato di intraprendere la carriera di cantante?
Mai, assolutamente. Mi piacerebbe invece, poter pubblicare una raccolta di poesie. I versi sono stati il mio primo amore: Salinas, Neruda, Leopardi, mi hanno innamorata e, soprattutto, i poeti mi tengono buona compagnia ogni giorno.

Un’autrice (autore) che stimi? A quale brano ti senti più legata?
Sono molti gli autori che stimo. Mariella Nava credo sia la penna al femminile più raffinata e sensibile che abbiamo in Italia. Ma anche Vecchioni, De Gregori; amo molto il graffio di Loredana Bertè e potrei continuare per molto tempo..Proprio per questo motivo non c’è un brano a cui mi sento legata in maniera particolare. Ne cito alcune che trovo dei capolavori e sono collegati alla mia vita: “La cura” di Franco Battiato che rappresenta esattamente l’amore come lo intendo io; “Euridice” di Roberto Vecchioni, che è stato il primo momento di condivisione di una passione; ” “Io in te tu in me” di Mariella Nava che ha segnato il mio tempo..e poi ” Generale” di De Gregori; ” L’altra metà” interpretata da Fiorella Mannoia, fino alla ultima ” A te” di Jovanotti.. ma è meglio che m’interrompa, altrimenti non mi fermo più…

C’è qualche artista a cui ti piacerebbe scrivere una canzone?
Anche qui c’è l’imbarazzo della scelta. Loredana Bertè mi ha dato delle possibilità che sono in lavorazione; mi piacerebbe poter scrivere anche poche righe per gli artisti che amo, che sono quelli che ho citato prima, ma forse, ancora di più mi piacerebbe scrivere qualcosa a due mani con Mariella Nava, mio punto di riferimento umano e artistico. Non accadrà, ma mai dire mai…

Nell’album “Tutto il mare che vorrei” di Daniele Battaglia, ben 8 brani sono stati scritti da te, tra questi ce n’è uno a cui tieni maggiormente? E una frase in particolare?
Bhe, quello a cui tengo e che amo di più è “Oltre il limite che c’è “, perché è stato il primo brano che ho scritto, quello più nelle mie corde e che mi ha fornito il passaporto per la stima di Dodi Battaglia e Danilo Ballo. Il verso? Mah..forse “Tu sei il mio unico perfetto” dal brano “Tutte ma nessuna”.

“Frena-non ci facciamo male”, com’è nata questa canzone, quale messaggio volete trasmettere con questo brano e quanto è difficile riuscire a sensibilizzare la gente?
“Frena-non ci facciamo male” è nata in un pomeriggio romano, almeno la prima stesura, mentre ero in video conferenza con il mio amico e grande artista Luca Dono. E’ un’emergente, ma credo molto in lui e siamo una coppia che funziona. “Frena” me lo diceva sempre una persona che amo molto ed io volevo raccontarlo. In principio era una canzone che raccontava di uno slancio d’amore. Poi abbiamo voluto dare il messaggio che ci sono velocità da inibire ed altre da lasciar libere. Il risultato è stato che ci ha contattato l’associazione “BastaUnAttimo” e che ha voluto farla diventare il suo inno. Ne siamo stati lusingati. Una canzone dovrebbe sempre lasciare uno spunto di riflessione e,dalle tante email che ho ricevuto, credo almeno un po’ di esserci riuscita. Noi autori possiamo dare lo spunto per raccogliere un pensiero, poi il libero arbitrio fa il resto. Per fortuna.

Qual è stato fino ad ora il momento più emozionante che hai vissuto?
E’ stato quando ho visto il luccichio negli occhi all’ascolto delle mie canzoni, quando ho capito che in qualche maniera ero riuscita a raccontarmi anche se non si trattava di brani editi; e anche quando ho ricevuto la notizia che il mio pezzo era stato accetto a Sanremo. Che emozione!!

Un tuo “sogno nel cassetto”?
Non ho sogni pretenziosi. Riuscire a scrivere qualcosa che fra vent’anni qualcuno ricorderà e canticchierà. Comprare una casa al mare, con il vento che gonfia le tende, tanti libri, ed un sacco di papaveri in giardino nella giusta stagione.